La Teoria Dialettico Comportamentale è stata sviluppata dalla psicologa e docente universitaria Marsha Linehan.
Si tratta di un approccio teorico e metodologico che fa utilizzo di teorie e metodi della terapia del comportamento, integrati con paradigmi presi in prestito dalla filosofia, in particolare la dialettica.

Indice
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    Le origini

    La spinta motivazionale a implementare tale metodo trae le origini dall’esperienza personale di Marsha, fatta durante il passaggio dall’adolescenza alla prima età adulta.
    Pertanto, la teoria dialettico comportamentale fu inizialmente sperimentata su persone con ideazione suicidaria cronica e comportamenti autolesionisti, diventando nel breve volgere di qualche anno il trattamento più efficace con questo tipo di popolazione clinica, generalmente associata al disturbo borderline della personalità.

    Lo stato dell’arte

    Ad oggi, la teoria dialettico comportamentale si è rivelata efficace anche con altre popolazioni cliniche, come le persone affette da disturbi del comportamento alimentare, dipendenze da sostanze e/o comportamenti, disturbi d’ansia e dell’umore, ed altri ancora.
    Inoltre, forme brevi e mirate della terapia dialettico comportamentale, sono utilizzate per migliorare la qualità della vita a persone che non presentano disagio psicologico ma che partendo da una situazione di sostanziale benessere psicologico tendono ad un miglioramento delle proprie skill e all’espressione del loro massimo potenziale.

    Il trattamento DBT nella teoria dialettico comportamentale

    Il trattamento DBT ha avuto molto seguito sia nella comunità scientifica che in quella professionale, non solo per la sua efficacia, dimostrata scientificamente al di là di ogni ragionevole dubbio, ma per l’intrigante commistione di elementi generalmente poco associati tra di loro nella ricerca e nella pratica clinica.
    Tali elementi sono: la biologia, l’ecologia, la spiritualità e la scienza del comportamento (o analisi del comportamento).
    Ulteriore elemento che connota nelle fondamenta la teoria dialettico comportamentale è la dialettica, più precisamente la sintesi tra due istanze contrapposte: modificare il comportamento di una persona senza che essa interpreti tale necessità come un giudizio negativo sul suo modo abituale di essere al mondo.

    Le modalità di intervento

    La terapia dialettico comportamentale più che una terapia (non necessariamente una psicoterapia, ma anche e soprattutto terapia di sostegno psicologico, di abilitazione/riabilitazione alle skill socio-relazionali, di prevenzione primaria, secondaria e terziaria dal disagio psicologico) è un programma terapeutico.
    Si articola, nel trattamento dei casi che necessitano di un maggiore impegno terapeutico, in quattro modalità di intervento.
    La prima è la relazione d’aiuto individuale, dove lo psicologo agisce sulla singola persona per abilitare/riabilitare attraverso tecniche di psicoeducazione e di apprendimento operante, le skill socio-relazionali.
    La seconda è come la prima, ma vede protagonista il gruppo, e disponendo inoltre di un campo di gioco protetto dove è possibile e auspicabile che gli apprendimenti individuali siano messi in pratica, durante la relazione con gli altri membri del gruppo.
    La terza è detta coaching telefonico, dove la persona, in situazioni di particolare stress o disagio emotivo, contatta il terapeuta al fine di ricevere adeguate indicazioni e suggerimenti su come fronteggiare, utilizzando quando già appreso, la situazione nella quale si sta trovando in quel momento, o di cui ha fatto esperienza poco prima.
    La quarta attiene il terapeuta, che si incontra regolarmente con altri terapeuti DBT, per un confronto costruttivo e dinamico su quanto succede durante le tre modalità prima dette.

    L’obiettivo della DBT.

    L’obiettivo della terapia dialettico comportamentale è duplice:

    Motivare al cambiamento/miglioramento.

    Disapprendere un comportamento o una modalità di pensiero che ci ha accompagnato nel corso della nostra esistenza, per quanto foriero di disagio, può generare sentimenti negativi, come senso di colpa, vergogna, scarsa stima di sé, rimpianto o più semplicemente interpretare questa richiesta (dal terapeuta a noi e/o da noi a noi stessi) come un giudizio negativo.
    A seconda della struttura di personalità di ogni singola persona, tali richieste possono sfociare in frustrazione e poi rabbia, verso sé stessi e/o verso il terapeuta e/o gli altri membri del gruppo.

    Migliorare o apprendere nuove skill socio-relazionali.

    Il disagio psicologico, in particolare quando interagiamo con gli altri, deriva da una mancata conoscenza di particolari skill oppure da una insufficiente abilità ad applicare quelle che si conoscono.
    La DBT classifica le skill in quattro categorie, in base alle finalità per cui sono implementate, e cioè:

    • regolare le emozioni (o evitare la sregolazione emotiva);
    • vivere pienamente l’esperienza che si sta facendo in quel preciso momento (skill di mindfulness);
    • avere relazioni interpersonali reciprocamente appaganti e soddisfacenti;
    • gestire le situazioni stressanti.

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