apprendimento sociale
Psicologia sociale

Apprendimento sociale

L'influenza degli altri sul nostro comportamento

di Emanuele Fazio
Apprendimento sociale

La teoria dell’apprendimento sociale parte dal presupposto che la personalità di ciascun individuo è plasmata dall’ambiente familiare e da tutti gli altri ambienti nei quali l’individuo cresce e matura, in particolare fino alla prima età adulta.

Storicamente, l’apprendimento sociale ha fatto riferimento all’apprendimento attraverso l’imitazione delle azioni di altre persone, in particolare di coloro i quali sono significativi per colui che apprende. Tuttavia, il concetto di apprendimento sociale fa ora maggiore riferimento a qualsiasi tipo di influenza che le nostre relazioni con gli altri hanno sul nostro comportamento, convinzioni e valori.

La teoria dell’apprendimento sociale vede gli obiettivi sociali, quali ad esempio: ottenere l’approvazione degli altri, dominare gli altri o dipendere dagli altri, come forti spinte in grado di modificare il nostro comportamento.

Emanuele Fazio Psicologo a Roma Nord
Psicologo a Roma nord

Importanti psicologi associati alla teoria dell’apprendimento sociale sono stati Julian B. Rotter, Albert Bandura e Walter Mischel. I primi teorici dell’apprendimento sociale furono il team di John Dollard e Neal Miller nei primi anni ’40. Dollard e Miller ipotizzarono che gli umani avrebbero un innato desiderio di imitare il comportamento degli altri.

Dollard e Miller

Il lavoro di Dollard e Miller si concentrò principalmente sui bambini; tuttavia, hanno anche esaminato il comportamento di gruppi di adulti. Sebbene il lavoro di Dollard e Miller sia stato un primo passo importante nella spiegazione dell’apprendimento sociale, la loro teoria è stata ostacolata dal fatto che faceva affidamento sulla teoria delle pulsioni, oggi meno accreditata per spiegare la motivazione umana.

Teoria delle pulsioni

La teoria delle pulsioni postula che il comportamento sia motivato da uno stato interno di disagio, determinato dalla privazione di un bisogno, che spinge le persone a provare di soddisfarlo e ridurre quindi l’intensità insopportabile della pulsione. Pertanto, gli psicologi parlano di una teoria della riduzione della pulsione, per cui le persone sono motivate a tornare a uno stato neutro e privo di pulsioni in cui ci si sente a proprio agio, noto come omeostasi. Gli svantaggi della teoria delle pulsioni sono, in primo luogo, che le pulsioni sono stati fisiologici interni e che quindi non possono essere misurati. Se non possono essere misurati, non possono essere utilizzati per prevedere il comportamento futuro. In secondo luogo, se l’obiettivo finale delle persone è lo stato neutro di omeostasi, allora tutto il comportamento è considerato un tentativo di evitare il disagio. Ma le persone non si accontentano di evitare il disagio. Pertanto, la teoria delle pulsioni è inadeguata – ad esempio – a spiegare il comportamento guidato dagli obiettivi, in particolare quando le motivazioni sociali sono in conflitto con il comfort fisico.

La legge empirica dell’effetto

L’alternativa più importante alla teoria delle pulsioni è la legge empirica dell’effetto, che propone che le persone non solo cercano di ridurre la stimolazione negativa, ma anche di migliorare la stimolazione positiva. Tutti i comportamenti sono visti come un tentativo di ottenere i risultati desiderati, chiamati rinforzi. I teorici tradizionali dell’apprendimento, come B. F. Skinner, sono noti come psicologi della risposta allo stimolo. Credono che per prevedere il comportamento sia necessario solo sapere quali sono gli stimoli nell’ambiente e quali sono le risposte evidenti dell’individuo. Il vantaggio della teoria dell’apprendimento è che fornisce un approccio scientifico per condurre ricerche psicologiche sul comportamento. Tuttavia, Skinner era contrario a considerare gli stati mentali – pensieri, sentimenti o credenze – quali predittori di un determinato comportamento. L’approccio stimolo-risposta di Skinner può funzionare ragionevolmente bene se applicato a organismi relativamente semplici come ratti e piccioni. Tuttavia, ha dei limiti come strumento per comprendere i comportamenti complessi degli esseri umani.

Julian Rotter

Julian Rotter ha sviluppato una teoria dell’apprendimento sociale della personalità basata sui principi dell’apprendimento. Due gli assunti alla base della teoria di Rotten:

  • la personalità umana è appresa;
  • la maggior parte dei comportamenti vengono appresi e acquisiti attraverso la propria esperienza con altre persone.

Ciò significa che la personalità non è fissata in una particolare età di sviluppo, ma può essere modificata o cambiata attraverso l’apprendimento. In altre parole, l’accumulo di esperienze dà origine alla personalità. Esperienze negative influenzano la personalità, e più specificatamente: gli stili di personalità (stati di rilevanza non clinica, ad esempio un soggetto non sempre a suo agio quando si relaziona con gli altri) gli stati di personalità (di rilevanza clinica, ad esempio un soggetto che evita gli altri a causa di una depressione maggiore) e infine i tratti di personalità (di rilevanza clinica, ad esempio un soggetto affetto da disturbo evitante di personalità).

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