Melanie Klein è stata la figura principale nello sviluppo della teoria delle relazioni oggettuali[1].

Melanie Klein ha suggerito che l’ansia esistenziale preverbale nell’infanzia attiverebbe la formazione dell’inconscio, che ha come risultato la scissione inconscia del mondo in idealizzazioni buone e cattive.
Nella sua teoria, il modo in cui il bambino risolve tale scissione dipende dalla costituzione del bambino (oggi diremmo la sua natura, legata ai geni) e dalle sue esperienze conoscitive ed emotive.
La qualità delle esperienze può caratterizzare la presenza, l’assenza e/o il tipo di tolleranza allo stress che una persona sperimenta più avanti nella vita.

Indice
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    Io e Super-Io

    Quindi, la relazione primaria tra bambino e caregiver stimola e determina la struttura dell’Io e del Super-Io.
    Come vedremo meglio nel prosieguo, la relazione è di fatto una rappresentazione[2] (oggetto-rappresentazione) della relazione tra due ulteriori rappresentazioni, o ulteriori oggetti interni: l’oggetto-bambino (oggetto-Sé) e l’oggetto-caregiver (oggetto-altro da Sé).

    Il gioco

    Melanie Klein operò attraverso il gioco, che considerava alla stregua delle libere associazioni freudiane utilizzate nella terapia con gli adulti.
    Ella riteneva infatti che le dinamiche del gioco esprimessero i conflitti del bambino.
    La Klein fu colpita dal fatto che le immagini interne degli oggetti erano molto più feroci e crudeli di quanto sembravano essere i genitori reali.
    Una rivelazione molto simile a quella che ebbe Freud e che lo traghettò dal trauma reale al trauma fantastico.

    Phantasy e destrudo

    Klein postulò che tale rappresentazione feroce e crudele della figura primaria fosse mediata e/o moderata da fantasie (in inglese phantasy) agite da energia destrudica (l’energia aggressiva e distruttiva postulata da Freud come l’energia che anima la pulsione di morte o Thanatos).
    Di fatto la rappresentazione delle figure primarie risente di entrambe le energie postulate dalla psicoanalisi classica, quindi libido e destrudo (o mortido).

    L’oggetto madre

    Il bambino di Melanie Klein non può ancora conoscere il mondo esterno, ma solo il mondo oggettuale interno – e le relazioni tra questi oggetti interni.
    La madre, ad esempio, è per il bambino una rappresentazione certamente influenzata da caratteristiche che sono proprie della madre ma è anche una rappresentazione mediata e moderata da stati mentali innati.
    Inoltre non esiste per il bambino l’oggetto interno madre, ma oggetti interni – anche svariati – che sono costruiti da un punto di vista rappresentazionale con l’influenza – a vario grado – dell’oggetto esterno madre, in alcuni casi con l’influenza di altri oggetti esterni e/o di altri oggetti interni.
    Tali rappresentazioni sono sempre colorate – con intensità variabili – da toni affettivi positivi, negativi o un misto di entrambi.
    Le rappresentazioni arrivano alla percezione del bambino anche in assenza dell’oggetto o degli oggetti esterni che hanno contribuito a crearli.

    Proiezione e introiezione

    Importante evidenziare come la costruzione delle rappresentazioni interne sia guidato da due meccanismi psichici fondamentali: la proiezione e la introiezione.
    Vediamo come funziona la mente di un bambino, secondo Melanie Klein.
    L’attività mentale della prima infanzia non è sostanzialmente dissimile da quella dell’età matura.
    Innanzitutto le due energie prima dette, libido e destrudo, dinamizzano le relazioni tra gli oggetti[3] interni.
    Le due energie sono innate, cioè non si formano durante la crescita.

    Gli oggetti interni

    Gli oggetti interni sono già presenti alla nascita, almeno quelli più importanti, e dotati di un contenuto che la Klein definisce phantastic.
    Da notare l’uso della ph al posto della f in quanto alla Klein premeva sottolineare la natura innata e pre-apprendimento di queste rappresentazioni.
    Un concetto analogo lo rinveniamo nella psicologia analitica di Jung e nella psicologia archetipica di Hillman.

    È solo gradualmente che alla ph si sostituisce la f, in quanto tali rappresentazioni sono progressivamente (ma mai del tutto) corrette dal dato di realtà.
    Inoltre è frequente, anche in età matura, che la componente ph riprenda il sopravvento sulla componente f, come nel caso della regressione alla posizione schizo-paranoide[4]. Vedremo meglio questo concetto nel prosieguo.

    Differenze con Freud

    A differenza di Freud, che vedeva lo sviluppo dell’Io come una faccenda puramente intrapsichica, il modello di Melanie Klein, che per questo motivo viene in parte accreditato ai modelli delle relazioni oggettuali, postula che lo sviluppo dell’Io e la graduale trasformazione degli oggetti interni da phantastici a fantastici – e annesse relazioni tra essi – è una faccenda tutt’altro che intrapsichica, ma interpersonale, cioè implica la relazione di qualità con il caregiver.

    Un’altra differenza con il pensiero freudiano è data dal fatto che mentre Freud postula che lo sviluppo psichico è di fatto uno sviluppo sessuale, che conduce la libido all’oggetto finale per il tramite di stazioni di posta che di volta in volta sono la bocca, l’ano, i genitali, la Klein postula che lo sviluppo psichico è anche lo sviluppo sessuale ma è soprattutto lo sviluppo relazionale, che conduce sia la libido che la destrudo ad alimentare opportunamente le relazioni interpersonali: nelle relazioni non conflittuali prevarrà la libido mentre nelle relazioni conflittuali confluirà la necessaria dose di destrudo.

    Modellizziamo il concetto

    In genere ogni relazione è dinamicizzata da un opportuno dosaggio di queste due energie. Possiamo modellizzare questo concetto con un continuum, ai cui opposti troviamo amore e morte o anche amore e desiderio di distruzione.
    All’interno del continuum troviamo una infinità di sentimenti, molti dei quali hanno ricevuto una definizione e un termine per essere verbalmente rappresentati.
    Il bambino di Melanie Klein, perlomeno nelle sue primissime fasi di vita, non è ancora in grado di distinguere gli oggetti/rappresentazioni oltre la dicotomia amore/odio.

    Le posizioni

    La Klein chiama posizioni[5] due organizzazioni della mente che emergono nella prima infanzia ma che regressivamente sono sempre presenti nella vita di un individuo: la posizione schizoparanoide e la posizione depressiva.

    La posizione schizoparanoide  

    Schizo- viene dal greco schizein, cioè scindere ed ha quindi la stessa radice di scissione[6], un termine che ci apprestiamo ad usare estensivamente.
    Nella formulazione kleiniana, la scissione è un meccanismo di difesa agito dall’Io per proteggersi dalla minaccia percepita di un coinvolgimento in un conflitto intrapsichico spesso speculare ad un conflitto interrelazionale.
    Il soggetto percepisce l’ansia segnale[7], che associa immediatamente ad una rappresentazione oggettuale.

    Come già anticipato, per il bambino l’oggetto o è buono o è cattivo. O lo si ama o lo si distrugge.
    Il bambino della Klein non è in grado ancora di apprezzare l’ambivalenza soggettuale e oggettuale, assieme ad un’altra importante essenza: la permanenza dell’oggetto[8].

    Quest’ultimo aspetto è davvero rilevante nella teoria kleiniana, poiché il bambino non può ancora attribuire la sua angoscia da fame[9] all’assenza della madre.
    Piuttosto associa tale sentimento primario alla presenza di un oggetto cattivo: il seno cattivo.
    Ecco quindi operare la scissione: l’oggetto madre è idealmente rappresentato da un oggetto buono (il seno buono) e da un distinto oggetto persecutorio e sadico (il seno cattivo).

    Ambivalenza soggettuale e oggettuale

    Per quanto attiene l’ambivalenza soggettuale e oggettuale, con la prima si intende la scoperta che il bambino fa che egli (l’oggetto-Sé) è in grado sia di amare che di odiare – più gli altri sentimenti che nel frattempo emergeranno – e che l’altro, come ad esempio il caregiver, (l’oggetto-altro da Sé) può ritrovarsi amato e odiato.
    Il dilemma che emerge prepotentemente e che accompagnerà il bambino anche nella sua fase adulta è: tutto ciò è affidato al caso? O è possibile l’intenzionalità?
    Rischio di odiare un oggetto che dovrei amare perché non sono in grado di riconoscerlo come degno di amore?
    Rischio di amare un oggetto che dovrei odiare perché non sono in grado di riconoscerlo come insegno di amore?

    La posizione depressiva

    La posizione depressiva evidenzierà la maturazione raggiunta dal bambino, in quanto sarà adesso in grado di attribuire sentimenti ambivalenti anche allo stesso oggetto/rappresentazione, senza quindi la necessità di ricorrere al meccanismo della scissione. Essa è contrassegnata dalla capacità del bambino di percepire la madre come un oggetto intero, che rende ragione delle esperienze sia buone sia cattive. Il conseguimento di questa posizione è inteso dalla Klein come il processo centrale e il compimento dello sviluppo del bambino.

    Note

    [1] Qualsiasi teoria dinamico-psicoanalitica che consideri il bisogno di relazionarsi con gli oggetti come più determinante per l’organizzazione e la motivazione della personalità rispetto alle vicissitudini degli istinti. Queste teorie si sono sviluppate a partire da e in reazione alle classiche teorie freudiane della psicodinamica. Alcune teorie – ad esempio, la teoria di Fairbairn e l’approccio di Melanie Klein – vedono la personalità come organizzata in termini di un mondo complesso di rappresentazioni di oggetti interni e delle loro relazioni reciproche.

    [2] In filosofia, la rappresentazione è un fenomeno conoscitivo grazie al quale un contenuto, sia esso un’idea oppure un oggetto, si manifesta coscientemente o meno, all’esperienza di un individuo. In psicologia, la rappresentazione è un contenuto mentale intuitivo , simile alla percezione ma distinto da questa in quanto l’idea o l’oggetto rappresentato non è presente. Ritorneremo in maniera più approfondita sull’argomento.

    [3] O rappresentazioni.

    [4] La posizione schizoparanoide è la più primitiva relazione del bambino con il mondo esterno ed è dominata da rappresentazioni interne innate.

    [5] Il termine “posizione” è appropriato, perché implica una costellazione particolare di relazioni d’oggetto, esterne e interne, fantasie, angosce e difese, alle quali è probabile che l’individuo ritorni lungo il corso della vita. Esse sorgono da stadi evolutivi – prima lo schizoparanoide e poi il depressivo – e la maturità implica la presenza predominante della posizione depressiva.

    [6] Mentre paranoide significa che manifesta paranoia. Paranoia è composto dalle parole di origine greca para, cioè alterato e nous, cioè mente: mente alterata.

    [7] Nella teoria psicoanalitica, l’ansia (arousal) che emerge improvvisamente e inaspettatamente non appena si ha percezione, perlopiù inconscia, di un conflitto intrapsichico o di uno stimolo nel mondo interno oppure esterno immediatamente associato al conflitto prima detto. L’ansia segnale serve appunto a segnalare all’Io la presenza di tale minaccia, affinché metta in atto le opportune azioni. Tali azioni sono sovente rappresentate dai meccanismi di difesa, ed in particolare, almeno nel modello kleiniano, dalla scissione.

    [8] Consapevolezza che l’oggetto continua ad esistere anche quando i sensi non lo percepiscono come presente in quel momento e in quel luogo.

    [9] L’ansia che emerge in quanto un bisogno fisiologico primario non viene soddisfatto.

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