Il ruolo degli insegnanti nel contrasto al bullismo scolastico è decisivo, se si considera che il bullismo nelle scuole è un problema in costante crescita[i] e molti episodi di bullismo tra gli studenti potrebbero essere bloccati sul nascere se gli insegnanti intervenissero in maniera appropriata.
Gli insegnanti, di solito, non sono presenti quando si verificano gli episodi di bullismo e quindi non sono realmente informati di ciò che è accaduto in classe, men che meno al di fuori di essa.
La ricerca ha evidenziato che solo il 30-50% delle vittime ha raccontato a un insegnante di avere subito atti di bullismo.
Ma anche quando gli insegnanti sono presenti, le loro azioni per fermare gli atti di bullismo non sempre hanno successo. 

Indice
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    Cosa devono apprendere gli insegnanti?

    Affinché il ruolo degli insegnanti nel contrasto al bullismo scolastico risulti determinante, è fondamentale che gli insegnanti apprendano:

    • come rilevare il bullismo nelle loro classi e più in generale nell’ambiente scolastico;
    • come distinguere i casi gravi da quelli meno gravi e come intervenire appropriatamente in modo differenziato con bulli, vittime, sodali del bullo, sodali delle vittime, studenti indifferenti.
    • come prevenire gli atti di bullismo.

    Che cos’è il bullismo nelle scuole e come possono gli insegnanti imparare a rilevarlo?

    Nella ricerca e nella letteratura anche di tipo divulgativo, il bullismo è definito come un sottoinsieme di comportamenti aggressivi, diretti o indiretti, caratterizzati da azioni intenzionali a procurare danno, atti aggressivi ripetitivi e uno squilibrio di potere tra bullo e vittima.
    Gli studi dimostrano che gli insegnanti sono ampiamente d’accordo con la definizione scientifica. Tuttavia, in situazioni di vita reale, non è sempre facile per gli insegnanti decidere se un episodio è un atto di bullismo.
    Gli insegnanti sono più propensi a riconoscere il bullismo nelle scuole quando il comportamento mostrato dai bulli è diretto rispetto a quando è indiretto.

    Bullismo nelle scuole diretto e indiretto

    Il bullismo palese o diretto implica aggressioni fisiche, come ad esempio colpire, dare spintoni, fare sgambetti, tendere trappole ma anche minacce verbali oppure insulti o prese in giro.
    Il bullismo nascosto o indiretto è meno esplicito, e si concretizza in esclusione sociale, pettegolezzi anche di circostanze non vere oppure espressioni facciali non amichevoli o che contengono elementi di disgusto e/o disprezzo.
    Gli insegnanti in genere considerano il bullismo indiretto meno grave rispetto al bullismo diretto. Inoltre, dedurre un intento ostile e distinguerlo dal comportamento ludico può essere piuttosto difficile per gli insegnanti.
    Questi spesso non prestano sufficiente attenzione al fatto che il bullismo di solito non è un singolo evento ma accade ripetutamente entro un lasso di tempo abbastanza ristretto.
    Inoltre, quando ci sono chiari segni di squilibrio di potere – la vittima è più piccola o fisicamente più debole degli altri oppure non è gradito ai coetanei o ha disabilità – gli insegnanti sono più propensi a riconoscere un atto di bullismo.
    Inoltre, anche gli insegnanti della stessa scuola potrebbero non essere d’accordo con le reciproche definizioni di bullismo o con quelle dei loro studenti o dei genitori degli studenti.

    La percezione del fenomeno

    Ci sono differenze tra insegnanti e studenti anche per quanto riguarda la percezione della frequenza degli atti di bullismo scolastico: solo il 25-35% degli studenti ha riferito che gli insegnanti intervengono abitualmente in situazioni di bullismo.
    Al contrario, il 75-85% degli insegnanti ha riferito di intervenire sempre o spesso quando si accorgono di un episodio di bullismo tra i propri studenti.
    Per riassumere, la ricerca suggerisce che è importante e necessario che gli insegnanti comprendano meglio cos’è il bullismo.
    Più specificamente, gli insegnanti devono apprendere a saper riconoscere quegli episodi o quegli atteggiamenti che potrebbero degenerare in bullismo, e contrastarli adeguatamente.

    In che modo gli educatori possono rispondere al meglio agli episodi di bullismo nelle scuole? 

    Il bullismo nelle scuole è un problema relazionale e un fenomeno di gruppo piuttosto che un problema esclusivamente di singoli bulli o vittime.
    Il bullismo trova infatti la sua natura più congeniale nelle dinamiche di gruppo, data la frequente presenza di coetanei durante gli episodi di bullismo, coetanei che possono assistere passivamente, schierarsi con la vittima, manifestare consenso esplicito al comportamento aggressivo del bullo e infine prendervi parte.
    Questa prospettiva implica che il bullismo è inteso come lo svolgersi in particolari contesti sociali costituiti da insegnanti, genitori o coetanei.
    Quando gli insegnanti, i genitori o i coetanei agiscono sui contesti sociali per migliorarli, scoraggiano il verificarsi di episodi di bullismo.
    E anche quando l’episodio di bullismo è già accaduto, interventi coerenti, immediati e visibili da parte di insegnanti, genitori o coetanei possono ostacolare il ripetersi di tali episodi.
    Risposte adeguate da parte degli insegnanti sono considerate molto importanti in un approccio all’intervento e alla prevenzione che coinvolga l’intera scuola.

    Importanti evidenze

    Alcuni ricercatori hanno scoperto che gli insegnanti sono favorevoli a intraprendere corsi di formazione che includono informazioni sulle modalità di lotta contro il bullismo scolastico. Tuttavia, hanno meno fiducia nella loro capacità di affrontare il bullismo.
    Inoltre, gli intervistati hanno espresso maggiore fiducia nel trattare con le vittime piuttosto che con i bulli e nel lavorare con i genitori delle vittime piuttosto che con i genitori dei bulli.
    Pertanto, la più grande necessità di formazione è quella di imparare a condurre conversazioni efficaci con gli studenti bulli.
    La ricerca ha inoltre rivelato che gli insegnanti sono più propensi a intervenire se

    • percepiscono l’incidente come grave;
    • sono altamente empatici con le vittime;
    • mostrano alti livelli di autoefficacia.

    Questi importanti risultati sono stati incorporati nella maggior parte dei programmi di prevenzione basati sull’evidenza e che offrono agli insegnanti strategie per affrontare con successo il bullismo scolastico.
    Il cambiamento può avvenire solo se viene messo in atto un programma di prevenzione del bullismo in un’intera scuola, o addirittura in un intero distretto. Infatti, l’evidenza supporta meglio le azioni sistemiche rispetto a quelle individuali. È solo in questa prospettiva che il ruolo degli insegnanti nel contrasto al bullismo scolastico assume la sua massima valenza.

    In che modo gli educatori possono prevenire il bullismo a lungo termine? 

    La ricerca mostra che la migliore strategia per prevenire il bullismo a lungo termine è quella di applicare programmi basati sull’evidenza per l’intera scuola.
    I programmi più efficaci coinvolgono le scuole in un progetto di sviluppo scolastico e mirano a cambiare le pratiche della scuola e la cultura scolastica nel tempo.
    Questi programmi di solito offrono sia misure preventive che di intervento successivo agli episodi di bullismo.
    Pertanto, è fondamentale che gli insegnanti abbiano familiarità con i programmi basati sull’evidenza al fine di fare la scelta giusta per le loro scuole.
    La pratica basata sull’evidenza è stata definita come un approccio che aiuta le persone a prendere decisioni ben informate su politiche, programmi e progetti, ponendo le migliori analisi disponibili dalla ricerca al centro dello sviluppo e dell’attuazione delle politiche
    Negli ultimi anni la pratica basata sull’evidenza ha acquisito importanza, ma ci sono notevoli differenze nell’attuazione di interventi e programmi basati sull’evidenza.
    Soprattutto nel campo dell’istruzione, l’adozione di programmi e pratiche didattiche è stata guidata più dall’ideologia che dall’evidenza, a differenza di altri settori della società come la medicina e l’agricoltura.
    I programmi devono essere rigorosamente valutati, applicando rigorosi criteri di evidenza.
    Pertanto, tutti i programmi devono basarsi su idee scientifiche comprovate, applicate più volte in contesti di vita reale e i loro effetti dimostrati utilizzando metodi analitici e statistici all’avanguardia.
    Un programma deve inoltre contenere:

    • gli obiettivi che intende porsi;
    • le principali teorie sottostanti al metodo implementato;
    • i singoli elementi o moduli di cui si compone;
    • una sintesi dei risultati ottenuti.

    Ecco pertanto che il ruolo degli insegnanti nel contrasto al bullismo scolastico non può fare affidamento al puro interventismo ideologico, per quanto ciò possa costituire una sana motivazione, ma a tutte quelle tecniche e pratiche che hanno evidenza scientifica e ottenuto successo nei contesti in cui sono state implementate.

    [1] Secondo i dati della Sorveglianza Health Behaviour in School-aged Children – HBSC Italia 2022, gli atti di bullismo subìti a scuola sono più frequenti nei più piccoli (11 – 13 anni) e nelle ragazze; per il bullismo le proporzioni sono simili a quelle del 2017/18. Il fenomeno del cyberbullismo è in crescita nelle ragazze e nei ragazzi di 11 e 13 anni. I due fenomeni decrescono al crescere dell’età. Gli 11enni vittime di bullismo sono il 18,9 % dei ragazzi e il 19,8% delle ragazze; nella fascia di età di 13 anni sono il 14,6% dei maschi e il 17,3% delle femmine; gli adolescenti (15 anni) sono il 9,9% dei ragazzi e il 9,2% delle ragazze.

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