📅 29 giugno 2025
⏳Tempo di lettura: 5 minuti

Dipendenza da social media, phubbing e salute mentale: un circolo vizioso?

Scopri l'impatto di smartphone e social media sulla salute mentale.
Esplora le differenze tra dipendenza da smartphone e dipendenza da social media, il fenomeno del phubbing e come l'uso problematico influenzi benessere e relazioni.

di Emanuele Fazio

Donna con smartphone in mano che evidenzia una dipendenza da social media
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Negli ultimi anni, l’uso dei social media (come TikTok, Instagram, Snapchat, etc.) e degli smartphone è aumentato vertiginosamente. Secondo We Are Social (2022), contiamo circa 4,95 miliardi di utenti internet, 4,62 miliardi di utenti social e ben 5,31 miliardi di utilizzatori di smartphone a livello globale.

La media di tempo trascorso online sfiora le 7 ore al giorno, e il 92% degli utenti si connette tramite smartphone.

Questi numeri non solo riflettono un cambiamento nelle nostre abitudini quotidiane, ma sollevano anche interrogativi sempre più urgenti sul piano psicologico e sociale.

L’intreccio tra smartphone, internet e social media ha infatti favorito lo sviluppo di nuove forme di dipendenza o uso problematico, con effetti potenzialmente significativi sulla salute mentale.

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🔢 SOMMARIO

    1️⃣ Dipendenza da smartphone e dipendenza da social media: una distinzione cruciale

    Sebbene spesso usate come sinonimi, la dipendenza da smartphone e la dipendenza da social media sono fenomeni distinti, seppur correlati.

    La dipendenza da smartphone riguarda un uso compulsivo e pervasivo del dispositivo in sé, indipendentemente dai contenuti. È considerata una forma di dipendenza generalizzata perché comprende un uso eccessivo e multidimensionale del dispositivo, che può includere attività diverse come il gioco, il lavoro, la messaggistica e, appunto, l’accesso ai social media. Questa forma di dipendenza è associata a varie conseguenze negative, tra cui disfunzioni familiari, scarsa soddisfazione di vita, peggioramento del benessere emotivo e ridotto rendimento scolastico.

    La dipendenza da social media, invece, si concentra sull’uso eccessivo e disfunzionale delle piattaforme social specifiche, come YouTube, Facebook, TikTok, WhatsApp e tante altre.

    Questa è una forma di dipendenza specifica, focalizzata sull’attività o il contenuto. Le due forme spesso si sovrappongono, ma non coincidono necessariamente: si può essere dipendenti dallo smartphone anche senza usare i social in modo intensivo (ad esempio per giochi o news); allo stesso modo, si può essere dipendenti dai social anche accedendovi da altri dispositivi. Come sottolineano alcuni studiosi, non si è dipendenti dallo smartphone in sé, così come un alcolista non è dipendente dalla bottiglia, bensì dalla sostanza contenuta. Comprendere questa distinzione è essenziale per identificare in modo preciso le forme di disagio e sviluppare strategie di intervento mirate.

    2️⃣ Dipendenza da social media vs. uso sregolato: quando inizia il problema?

    Nel dibattito clinico e psicologico sull’uso problematico delle tecnologie digitali, è fondamentale distinguere tra una dipendenza vera e propria e un uso sregolato (o disfunzionale). Sebbene possano presentare caratteristiche simili sul piano fenomenologico, si differenziano per aspetti fondamentali legati alla consapevolezza, alla motivazione al cambiamento e alla possibilità di intervento.

    La dipendenza si configura quando la persona, pur rendendosi conto degli effetti negativi del proprio comportamento, manifesta una motivazione – anche solo iniziale – a ridurlo o interromperlo, ma non riesce a farlo. È questa tensione interna tra desiderio di controllo e incapacità di esercitarlo che definisce il quadro dipendente. Proprio la presenza di questa motivazione (seppur fragile o ambivalente) rende possibile l’instaurarsi di un’alleanza terapeutica, condizione imprescindibile per un intervento clinico efficace. In altre parole, non c’è dipendenza in senso clinico senza un certo grado di consapevolezza e desiderio (frustrato) di cambiamento.

    L’uso sregolato, invece, pur potendo includere comportamenti e sintomi molto simili a quelli osservati nella dipendenza (come la perdita di controllo percepita, la difficoltà a staccarsi dallo schermo, la compromissione delle attività quotidiane), si distingue proprio per l’assenza di motivazione al cambiamento. L’individuo non avverte il proprio comportamento come problematico, non desidera modificarlo, oppure lo minimizza. Di conseguenza, ogni tentativo di intervento terapeutico rischia di essere inefficace o prematuro, perché manca il requisito fondamentale della collaborazione e dell’ingaggio attivo da parte del soggetto.

    In sintesi, ciò che distingue la dipendenza dall’uso sregolato non è tanto la presenza di specifici sintomi (spesso sovrapponibili), ma il livello di consapevolezza, la motivazione al cambiamento e la possibilità di costruire un’alleanza terapeutica. Questi elementi rappresentano il vero discrimine clinico e orientano in modo decisivo le strategie di intervento.

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    3️⃣ Il Phubbing: cos'è e il suo impatto sulla salute mentale

    In questo contesto si inserisce il fenomeno del phubbing, un neologismo nato dalla fusione delle parole phone e snubbing (snobbare). Indica il comportamento di ignorare chi ci sta di fronte per concentrarsi sul proprio smartphone. Definito come “l’atto di trascurare le interazioni faccia a faccia per guardare lo smartphone” (Guazzini et al., 2019), il phubbing è una delle manifestazioni più evidenti di un rapporto disturbato con la tecnologia.

    Questo comportamento, sempre più diffuso in contesti sociali come cene, incontri tra amici o momenti familiari, riflette un uso disfunzionale del dispositivo e segnala un cambiamento profondo nel modo in cui le persone gestiscono le relazioni e l’attenzione. Apparentemente banale, il phubbing ha in realtà un impatto rilevante sul benessere psicologico, sia per chi lo pratica che per chi lo subisce.

    Le ricadute più comuni includono:

    • Aumento del senso di esclusione sociale: chi viene ignorato può sentirsi messo da parte, svalutato o non considerato, generando ostilità e risentimento.
    • Riduzione dell’empatia: il contatto umano diretto si indebolisce, portando a una perdita della capacità di mettersi nei panni dell’altro.
    • Difficoltà di concentrazione: la continua alternanza tra attenzione digitale e reale riduce la capacità di mantenere il focus su compiti complessi.
    • Incremento di stress e irritabilità: la qualità delle interazioni peggiora, e ciò può generare frustrazione, incomprensioni e tensioni interpersonali.
    • Conflitti relazionali e perdita di soddisfazione nella comunicazione.
    • Aumento della solitudine percepita.

    Il phubbing è stato associato anche a disturbi dell’umore, come ansia e depressione (Harwood et al., 2014; Wang et al., 2018), confermando il suo impatto negativo sulla salute mentale. Nonostante sia spesso percepito come maleducato, è diventato comune e socialmente tollerato. Il problema si aggrava quando il phubbing è associato ad altre condizioni, come la FOMO (Fear Of Missing Out, la paura di essere esclusi da esperienze sociali o informazioni rilevanti). In questi casi, lo smartphone diventa un rifugio costante, e il bisogno di “non perdersi nulla” alimenta un ciclo di disconnessione dal momento presente e dagli altri.

    Il phubbing è spesso alimentato da altri comportamenti problematici, come l’uso incontrollato dei social media o dei giochi online. È stato osservato che chi presenta una dipendenza da smartphone tende a praticare phubbing più frequentemente, ma anche il contrario può essere vero: chi pratica abitualmente il phubbing può sviluppare un rapporto sempre più compulsivo con il proprio dispositivo. Nel lungo periodo, questi comportamenti possono contribuire a un peggioramento della qualità della vita, influenzando negativamente l’autostima, il senso di efficacia personale e la soddisfazione nelle relazioni. Per questo motivo, è importante studiare il phubbing non come fenomeno isolato, ma all’interno del più ampio quadro delle dipendenze digitali.

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    4️⃣ Impatto della dipendenza da smartphone e da social media sulla salute mentale

    Le conseguenze sulla salute mentale di un uso problematico dei social media e dello smartphone sono molteplici e spesso si sovrappongono:

    • Sintomi psicologici: L’uso eccessivo è frequentemente associato a depressione, ansia, stress e riduzione del benessere soggettivo. Molti utenti dei social media, ad esempio, riferiscono di sentirsi inadeguati o inferiori dopo aver trascorso del tempo su piattaforme come Instagram o TikTok, dove il confronto con vite idealizzate può accentuare il senso di insoddisfazione personale. Chi dipende dallo smartphone può sperimentare sbalzi d’umore, difficoltà di concentrazione e sintomi depressivi. Alcuni utenti riportano una sensazione di vuoto o agitazione ogni volta che si trovano separati dal proprio telefono, oppure controllano compulsivamente le notifiche anche in assenza di segnali sonori.
    • Problemi fisici: L’uso compulsivo dello smartphone è spesso legato a disturbi del sonno, stanchezza cronica, cattive abitudini alimentari e sedentarietà, causate ad esempio dal tempo prolungato trascorso sul divano a guardare contenuti o giocare.
    • Compromissione delle relazioni sociali: Il telefono può diventare una barriera nella comunicazione, generando conflitti in ambito familiare o amicale. Un esempio comune è quello della coppia in cui uno dei partner è costantemente distratto dallo smartphone durante i momenti di condivisione, provocando un senso di trascuratezza nell’altro. In questi casi, la qualità delle interazioni e della relazione nel suo complesso tende a deteriorarsi.

    È importante notare che, per quanto riguarda i social media, non è tanto il tempo trascorso online a fare la differenza, quanto piuttosto le modalità d’uso: un utilizzo passivo e ripetitivo, centrato sul confronto sociale e sulla ricerca di approvazione, sembra essere più dannoso rispetto a un uso attivo, orientato alla comunicazione o alla fruizione consapevole di contenuti. Le evidenze scientifiche contrastanti suggeriscono che la relazione tra social media e salute mentale sia più complessa di quanto appaia, e che altre variabili, come la dipendenza da smartphone o comportamenti correlati come il phubbing, possano avere un ruolo mediatorio e contribuire a spiegare gli effetti negativi osservati.

    La dipendenza da smartphone colpisce in particolare i giovani adulti, anche se si osservano effetti significativi in tutte le fasce d’età. Fattori come l’età, il genere, lo stile di vita e la presenza o meno di strategie efficaci per gestire stress e noia influenzano l’intensità e le modalità di questa dipendenza. Per questo motivo, è essenziale includere la dipendenza da smartphone nel quadro più ampio dell’impatto della tecnologia sulla salute mentale.

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    📌 FAQ - Domande frequenti

    1. Qual è la differenza principale tra dipendenza da smartphone e dipendenza da social media?

    La dipendenza da smartphone riguarda un uso compulsivo del dispositivo in sé, indipendentemente dai contenuti (es. giochi, lavoro, messaggistica). La dipendenza da social media si concentra invece sull’uso eccessivo e disfunzionale di specifiche piattaforme (es. TikTok, Instagram). Sebbene correlate, sono fenomeni distinti: si può essere dipendenti dallo smartphone senza usare intensivamente i social, e viceversa.

    2. Quanti utenti usano internet e i social media a livello globale?

    Secondo i dati di We Are Social (2022) citati nell’articolo, si contano circa 4,95 miliardi di utenti internet e 4,62 miliardi di utenti social a livello globale.

    3. Qual è il tempo medio trascorso online al giorno?

    La media di tempo trascorso online sfiora le 7 ore al giorno, e il 92% degli utenti si connette tramite smartphone.

    4. Quando si può parlare di "dipendenza" da social media e quando di "uso sregolato"?

    Si parla di dipendenza quando la persona, pur riconoscendo gli effetti negativi del proprio comportamento, desidera ridurlo o interromperlo ma non riesce. L’uso sregolato (o disfunzionale) presenta sintomi simili, ma si distingue per l’assenza di motivazione al cambiamento: l’individuo non percepisce il proprio comportamento come problematico o lo minimizza.

    5. Cos'è il phubbing e da dove deriva il termine?

    Il phubbing è un neologismo che unisce le parole inglesi “phone” (telefono) e “snubbing” (snobbare). Indica il comportamento di ignorare chi ci sta di fronte per concentrarsi sul proprio smartphone.

    6. Quali sono le conseguenze del phubbing sulla salute mentale e sulle relazioni?

    Il phubbing può portare a un aumento del senso di esclusione sociale, riduzione dell’empatia, difficoltà di concentrazione, incremento di stress e irritabilità, conflitti relazionali, perdita di soddisfazione nella comunicazione e aumento della solitudine percepita. È anche associato a disturbi dell’umore come ansia e depressione.

    7. In che modo il phubbing è collegato alla FOMO?

    Il problema del phubbing si aggrava quando è associato alla FOMO (Fear Of Missing Out), la paura di essere esclusi da esperienze sociali o informazioni rilevanti. In questi casi, lo smartphone diventa un rifugio costante, alimentando un ciclo di disconnessione dal momento presente e dagli altri.

    8. Quali sono i principali impatti di un uso problematico di smartphone e social media sulla salute mentale?

    Gli impatti includono:

    • Sintomi psicologici: depressione, ansia, stress, riduzione del benessere soggettivo, sensazione di inadeguatezza e sbalzi d’umore.
    • Problemi fisici: disturbi del sonno, stanchezza cronica, cattive abitudini alimentari e sedentarietà.
    • Compromissione delle relazioni sociali: il telefono può diventare una barriera nella comunicazione, generando conflitti in famiglia o tra amici.
    9. È il tempo trascorso online la variabile più importante per l'impatto sulla salute mentale?

    No, per quanto riguarda i social media, non è tanto il tempo trascorso online a fare la differenza, quanto piuttosto le modalità d’uso. Un utilizzo passivo e ripetitivo, incentrato sul confronto sociale e la ricerca di approvazione, sembra essere più dannoso rispetto a un uso attivo e consapevole.

    10. Chi è maggiormente colpito dalla dipendenza da smartphone?

    La dipendenza da smartphone colpisce in particolare gli adolescenti e i giovani adulti, sebbene si osservino effetti significativi in tutte le fasce d’età. Fattori come l’età, il genere, lo stile di vita e le strategie per gestire stress e noia influenzano l’intensità di questa dipendenza.

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